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Vettor Pisani | Profilo

9 Vettor Pisani pNato a Bari nel 1934, Vettor Pisani, artista colto, complesso ed enigmatico, amava raccontare di essere figlio di un ufficiale della Marina e di una ballerina di strip-tease di Ischia e crearsi una storia a metà tra invenzione e verità, un’oscillazione che è stata il suo filo d’Arianna nello sconfinato labirinto della storia dell’arte da cui ha attinto con l’intento di scardinare e rivestire le cose di nuovi sensi. Il viaggio infinito di Vettor Pisani nell’arte ripercorre episodi reali e immaginari dell’inconscio personale e collettivo, toccando punti nevralgici della storia e dell’arte, reinterpretando Duchamp e il suo meccanismo di riconversione delle immagini per rileggere l’arte stessa. Unendo scultura, installazione, fotografia e performance, Vettor Pisani costruisce luoghi onirici popolati da vergini, sfingi, marionette, macchine celibi, bambole, simulacri, isole dei morti, che insieme simboleggiano il complesso universo delle nevrosi individuali, il teatro dell’umanità privato di ogni illusione. Nel 1970 tiene a Roma la sua prima mostra personale presso la Galleria La Salita, dal titolo Maschile, femminile e androgino. Incesto e cannibalismo in Marcel Duchamp, in cui espone Suzanne in uno stampo di cioccolato, una testa muliebre di cioccolato sulla quale pende un peso per esercizi ginnici, e Carne umana macinata, carne macinata avvolta in una plastica trasparente, destinata a imputridirsi. Nello stesso anno ottiene il Premio Pino Pascali attribuito dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Accompagnato dalla moglie Mimma, poetessa e autrice a cui è legato dagli esordi, nel 1972 Pisani viene invitato a Documenta 5, a Kassel, dove presenta la performance Lo Scorrevole. Ispirata dal confronto di due opere fondamentali di Marcel Duchamp: La mariée mise à nu par ses célibataires, même (1915-1923) e L’Étant donnés (1946-1966), la performance mostrava una donna, dalle sembianze androgine, nuda e sospesa a un ingranaggio, come in una macchina celibe, simbolo di amore e morte, Eros e Thanatos, maschile e femminile. Sono gli anni della Roma di Fellini e delle periferie di Pasolini; gli anni in cui gli artisti iniziano ad uscire dai luoghi tradizionali dell’arte e in cui Pisani stringe il suo sodalizio con Gino De Dominicis, condividendo l’interesse per l’invisibile e il soprannaturale. Nelle sue opere si ritrovano citazioni dall’arte (Duchamp, Böcklin, Dalì, Beuys, Klein) e dalla storia, richiami costante alla psicoanalisi (Freud e Weininger) e all’estetica dei Rosacroce, simboli esoterici e riti alchemici, i miti di Edipo e della Sfinge, che estrapolati dal loro contesto originario vengono inseriti in un tessuto iconografico nuovo. Nel 1975 realizza alla Galleria Sperone di Roma l’azione Il coniglio non ama Joseph Beuys, che propone una riflessione critica sulla poetica dell’artista tedesco, una satira del coraggio virile dimostrato da Beuys nel 1974 nella performance I like America and America likes Me, dove l'artista tedesco aveva passato due giorni chiuso in una gabbia con un coyote. Pisani mette in scena, come in un teatro, delle situazioni complesse che mescolano citazioni del passato a porzioni di realtà, dove l’effige dell’arte nella vita e viceversa si consuma alla presenza dei resti della Storia. Dal ’76 al ’95 partecipa alla Biennale di Venezia per sei volte, tre volte alla Quadriennale di Roma e a mostre nazionali e internazionali, come Avanguardia/Transavanguardia a Roma e Italian Art Now: an american Perspective al Guggenheim Museum di New York nel 1982; Terrae Motus e Terrae Motus 2 a Villa Campolieto ad Ercolano nel 1986 e al Grand Palais di Parigi nel 1987. Nel 1997 è presente alla mostra Pittura italiana da Collezioni Italiane presso il Castello di Rivoli. Nel 2005 partecipa alla mostra Il Bello e le bestie – Metamorfosi, artifici e ibridi dal mito all’immaginario scientifico presso il MART di Rovereto. Nello stesso anno torna sull’isola cui deve le proprie origini, Ischia, e realizza con la Fondazione Morra la mostra Nostalgia.Volo di ritorno. Nel 2007 con L’Isola interiore. Isolamenti e Follia, a cura di Achille Bonito Oliva, partecipa come evento collaterale alla Biennale di Venezia. Nel 2011 presenta a Napoli la personale Apocalypse Now, ultima sua mostra. Nel 2013 il Museo Madre di Napoli gli dedica la mostra Eroica / Antieroica, prima e più completa retrospettiva.

Fondazione Morra

Vico Lungo Pontecorvo 29/d
80135 Napoli

Orari: lunedì-venerdì 10- 19 | sabato 10-14

Info Point

Tel +39 081 5641655
Fax +39 081 5641494

info@fondazionemorra.org

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