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INFINITI

Fabio Donato

Museo di Capodimonte Napoli

18 maggio 17 giugno 2007

"Le foto di Fabio Donato sono superfici scandite da ritmi regolari. Gli oggetti non valgono per se, per la loro invadenza percettiva, ma per il posto che occupano nello spazio, per le trame che riescono a intessere. La sua fotografia è costruzione trasparente di linguaggio: nulla è consegnato all'improvvisazione o all'estro." Angelo Trimarco
Venerdì 18 maggio 2007, nelle tre sale adibite alle esposizioni temporanee di arte contemporanea del Museo di Capodimonte a Napoli, la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano e la Fondazione Morra, inaugurano la Mostra di fotografia di Fabio Donato dal Titolo "Infiniti", coordinata e organizzata da Peppe e Raffaella Morra.
Oltre 60 scatti raccontano un percorso lungo 40 anni e il rapporto dell'artista napoletano con la fotografia, per lui media poetico e veicolo primo di espressione, oltre che materia d'insegnamento da quindici anni presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli. La ricerca di Donato ha radici lontane, negli anni settanta, quando, dopo gli studi di architettura, assunse il ruolo di 'fotografo di scena' lavorando nel campo dell'arte e del teatro, per poi estendere il suo interesse ad altri ambiti del quotidiano sperimentando margini e possibilità del linguaggio fotografico. Dopo le esposizioni alla Galleria Diaframma di Milano (1971), Lucio Amelio a Napoli (1979), San Paolo del Brasile Museo de Arte (1981), la partecipazione alla Biennale di Venezia (1982), Lincoln Centre di New York, (1985) ed altre, Napoli dedica a uno dei suoi principali fotografi una mostra nelle sale del Museo di Capodimonte che, con il titolo 'Infiniti', si configura come un'antologia poetica.
Fra le opere in mostra, la foto-installazione in bianco e nero frutto dell'allora rivoluzionaria intuizione con la quale tornò nel 1970 dal suo viaggio in India: fra i soggetti raffigurati non visi o paesaggi, solo i piedi scalzi che oggi accompagnano chi attraversa uno dei corridoi della Metropolitana di Napoli.
Nella serie La Città - portata avanti dagli anni '70 fino agli scatti recenti, datati 2006 - protagonisti visivi sono dettagli urbani, dapprima osservati in esterno, oggi dall'interno, dove finestre e televisori o monitors diventano soglie e confini del privato, interfacce con l'esterno o altro da sé. L'occhio indaga, scava, scopre.
Un'intera sala è dedicata al mare, inteso come orizzonte, come infinito, come territorio di proiezione mentale. Leitmotiv dell'intera ricerca di Fabio Donato sono da sempre il flusso temporale, il doppio, l'Altro da sé, la soglia come linea di demarcazione, l'Ambiguità. Mosso da intenzionalità progettuale, seleziona le inquadrature, aspetta il momento per 'fermare' soggetti già previsti, non casuali.
Dettagli, stratificazioni, frammenti e sequenzialità, in parte inediti, delineano un Fabio Donato 'poeta dell'obiettivo' e non 'reporter di cultura'.