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Sette Stagioni dello Spirito, 1 La Peste Gian Maria Tosatti

Napoli, Chiesa dei SS. Cosma e Damiano, 26 Settembre 2013

Dall’inizio di settembre è visibile a Napoli il primo intervento del progetto Sette Stagioni dello Spirito di Gian Maria Tosatti. L’intero ciclo di opere è pensato per manifestarsi nello spazio urbano quasi segretamente, sottopelle. La prima tappa di questo percorso, 1_La peste, su precisa volontà dell’artista, sarà presentata ufficialmente il prossimo 26 settembre, giorno dedicato ai SS. Cosma e Damiano, soltanto dopo aver già avuto parzialmente corso nel corpo della città. Un giorno scelto non a caso, poiché l’epicentro di questa prima tappa del progetto si situa proprio nella chiesa dei SS. Cosma e Damiano, nel centro antico di Napoli.

Edificata nel 1616 al Largo dei Banchi Nuovi, nel punto dove esisteva la loggia dei mercanti, l’edificio divenne poi luogo di culto e ampliata dall’ingegnere Luigi Giura intorno alla metà dell’Ottocento. La facciata utilizza l'impianto preesistente, ancora visibile negli archi a tutto sesto della loggia cinquecentesca. Nei tompagni laterali si aprono due botteghe, attualmente occupate da attività commerciali, mentre in quello centrale si staglia il monumentale portale in piperno, sormontato da un finestrone polilobato in stucco, risalente all’epoca tardo barocca. Nell'interno, secondo le cronache del Celano, erano poste una tela del Donzelli e una della scuola di Luca Giordano. L’edificio, chiuso dalla Seconda Guerra Mondiale, è stato riaperto per ospitare l’installazione di Tosatti, che si caratterizza come un’opera dal profilo estremamente mimetico rispetto all’identità del luogo e del suo contesto di riferimento.

L’intervento site-specific di Tosatti è volto a dare una lettura specifica e ulteriore dell’identità di questo edificio un tempo dedicato al culto e di collegarlo al più ampio discorso sulla città di Napoli, portato avanti dall’artista nell’ambito del progetto. I singoli elementi disposti dall’artista nella chiesa alludono sottilmente alla storia del luogo, contribuiscono alla creazione di un palinsesto visivo: un “archivio della memoria” sospeso tra immaginario e simbolico, che s’insinua nella vertigine tra forma e funzione originarie dello spazio e la sua rifunzionalizzazione per opera dell’artista. L’intervento di Tosatti ambisce alla dimensione ambientale e per questo investe anche il quartiere su cui la chiesa insiste e l’antico Largo. Una colatura di cera abita le placche metalliche che proteggono il portale della chiesa, come elemento di estrema delicatezza esposto alla ferocia di un quartiere difficile, mentre il numero “1” che su di esso si staglia, titola questo primo lavoro e allo stesso tempo preannuncia l’ingresso in una dimensione altra. Gli elementi scelti o utilizzati per la realizzazione del lavoro alludono alla precarietà dello spazio, che a sua volta è analogia di una crisi di coscienza profonda che ha invaso il presente. Si percepisce un senso di instabilità diffuso, che per induzione passa dal luogo al visitatore che ad esso approccia, in un rapporto personale e solitario, volto a svelare l’esperienza empatica dell’opera. Lo stesso riferimento alla peste, intesa come stagione dello spirito, come male dell’anima che torna ciclicamente nella Storia per uccidere le coscienze di intere generazioni, diviene un mero ipertesto. In questo senso, il legame con La peste di Camus è evidente. Non trova, infatti, alcun riferimento alla storia della chiesa ma allude a una condizione psicologica ed emotiva dell’essere umano, nonostante la patristica insegni che Cosma e Damiano siano santi medici e in alcune tradizioni siano loro affidate qualità taumaturgiche.

L’azione dell’artista si carica di altre valenze, legate alla creazione di una nuova identità sociale per questo luogo, per l’impatto ambientale e per le vicende storiche e umane cui è inscindibilmente associato. Il luogo stesso diventa analogia di quello spazio disegnato da Santa Teresa d’Avila nelle prime “mansioni” del suo Castello Interiore, in cui l’essere umano vive ai margini della consapevolezza di sé. È da qui, da queste lontananze dello spirito che può solo iniziare il cammino di salita verso le altezze dell’umano. Ed è da qui solo che può prendere le mosse questo percorso di Tosatti, teso fra riflessione sociale e spirituale. Di fronte ad un monumento ormai fatiscente, simbolo di degrado urbano ed emarginazione umana, riemerge, attraverso il lavoro di Tosatti, la necessità di una testimonianza storica da preservare e contestualmente invita a una nuova idea di percezione e partecipazione attiva degli spazi, ponendosi allo stesso tempo come strumento di sensibilizzazione per il rilancio e la rivitalizzazione del centro storico cittadino. In questo senso l’intervento dell’artista si carica di valenze sociali, invita a proporre una nuova progettualità. L’intervento realizzato mira, in ultima analisi, a rendere lo spazio attivo e a creare un dialogo attraverso il luogo e l’esperienza vissuta da chi lo attraversa.

 

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